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L’imperatore Giuliano alla corte di Lorenzo de’ Medici

Incontri SAET 2020 #QuindiciMinutiCon …

  • Alessandro Pagliara - Università di Parma
    L’imperatore Giuliano alla corte di Lorenzo de’ Medici

Abstract
«Pur se Giuliano è morto, vive però la Verità, più forte di molte bocche menzognere»: così Libanio scriveva a Temistio in una lettera di qualche mese successiva alla morte in Persia di Flavio Claudio Giuliano il 26 giugno 363. E, invece, la memoria dell’imperatore sconfitto aveva grande bisogno d’essere difesa.

Germinando dalla gogna a cui gli autori cristiani (e in particolare l’infuocata oratoria di Gregorio di Nazianzo) esposero il ricordo del defunto augusto, la leggenda di Giuliano giunse col tempo a soppiantarne l’immagine storica e progressivamente attribuì «all’austero difensore dell’Ellenismo le sembianze di dannato, di malvagio, di mago capace delle più orribili crudeltà, di primo rappresentante del satanismo, che induce gli uomini a rinnegare Gesù e a vendere la loro anima al diavolo» (così Joseph Bidez, il più illustre tra i biografi di Giuliano tra fine XIX e prima metà del XX sec).

La Firenze di Cosimo il Vecchio, con la diffusione del platonismo, ave­va segnato so­prattutto il ritorno del Giuliano filosofo. La generazione del Magnifico avrebbe aperto la strada al recupero anche della figura storica di Giuliano, di cui nella laurenziana Rap­presentazione dei Santi Giovanni e Paolo (risalente al 1491) pare potersi cogliere un primo accenno: ma tale ‘riabilitazione’ di Giuliano (almeno per quanto attiene ai testi) tro­verà compimento al di fuori d’Italia, parti­colarmente in Francia, solo tra l’epo­ca delle guerre di religione e la prima età barocca.

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