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L'aria della libertà - L'Italia di Piero Calamandrei

Concerto multimediale di Nino Criscenti e Tomaso Montanari

  • Tomaso Montanari narratore
  • Luca Cipriano clarinetto
  • Francesco Peverini violino
  • Valeriano Taddeo violoncello
  • Marco Scolastra pianoforte

Musica

Paul Hindemith (1895-1963)
ßig bewegt (I movimento) dal Quartetto per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte (1938)

Igor Stravinskij (1882-1971)
Tre pezzi per clarinetto solo (1919)

Olivier Messiaen (1908-1992)
Louange à l’Éternité de Jésus per violoncello e pianoforte da Quatuor pour la fin du Temps (1940)

Alfredo Casella (1883-1947)
Ostinato da 2 Ricercari sul nome BACH op. 52 per pianoforte solo (1932)

Dmitrij Šostakovič (1906-1975)
Allegro con brio dal Trio n. 2 in mi minore op. 67 per violino, violoncello e pianoforte (1944)

Dmitrij Šostakovič
Allegro dalla Sonata in re minore op. 40 per violoncello e pianoforte (1935)

Paul Hindemith
Sehr lebhaft (III movimento) dal Quartetto per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte

Dmitrij Šostakovič
Largo dal Trio n. 2 in mi minore op. 67 per violino, violoncello e pianoforte

Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968)
Scherzo dalla Sonata op. 128 per clarinetto e pianoforte (1945)

Cinegiornali Luce

Nella biblioteca civica di Montepulciano si conserva un grande album fotografico in cui Piero Calamandrei ha raccolto le immagini delle gite che quasi ogni domenica, dal 1935 fino allo scoppio della guerra, ha fatto con un gruppo di amici in cui si ritrovano alcuni dei maggiori esponenti dell’antifascismo e della cultura italiana del Novecento: Luigi Russo, Pietro Pancrazi, Alessandro Levi, Guido Calogero, Attilio Momigliano, talvolta Benedetto Croce, Franco Antonicelli e Leone Ginzburg. Non erano gite qualsiasi, e Calamandrei lo ricorderà dopo la guerra: «Negli anni pesanti e grigi nei quali si sentiva avvicinarsi la catastrofe, facevo parte di un gruppo di amici che, non potendo sopportare l’afa morale delle città piene di falso tripudio e di funebri adunate coatte, fuggivano ogni domenica a respirare su per i monti l’aria della libertà, e consolarsi coll’amicizia, a ricercare in questi profili di orizzonti familiari il vero volto della patria».

Tomaso Montanari sfoglia l’album di quelle fughe domenicali in piccoli centri e paesi fuori di mano, pievi, abbazie, resti archeologici, ville monumentali, passaggi di artisti o poeti, luoghi scelti «non per estetismi turistici ma col desiderio di ritrovare, in quelle testimonianze, una tradizione di civiltà, della quale ciascuno di noi, durante la settimana, aveva creduto, nei momenti di maggior scoramento, di avere smarrito il senso».

Leggiamo quelle foto con le parole stesse di Calamandrei, estratte dal diario, da lettere e da scritti vari. Ogni tanto la sequenza fotografica viene interrotta dall’irruzione sullo schermo di un cinegiornale che ci riporta nelle “città del falso tripudio”. È il contrappunto all’illusorio fuoriuscitismo domenicale: «Nella gita si è riso e siamo stati allegri. Ma sotto l‘allegria, malinconia, più pungente in primavera, in queste bellissime campagne toscane. L’assillo che rode dentro è mordente e affannoso fino alle lacrime. Chi riuscirà ad esprimere la tragedia della nostra generazione?».

Una tragedia segnerà quelle gite: l’assassinio di Nello Rosselli, appena qualche settimana dopo la sua ultima passeggiata domenicale. Gite segnate dall’angoscia del conflitto incombente: «Tutti, senza dircelo, portavamo con noi in quelle gite la segreta malinconia di chi, andando a far visita ad una persona cara, pensa che forse è quella l’ultima volta che la vedrà e non riesce a scacciare il funesto presentimento: la guerra viene, la guerra verrà. C’era già su quelle colline ridenti un presagio di distruzione».

Dieci momenti di musica dal vivo entrano, nel corso dei 90 minuti dello spettacolo, sui punti più intensi del racconto. Non un accompagnamento, piuttosto un intervento che nasce dalla parola, che non interrompe il racconto, anzi lo sottolinea, lo amplifica. Sono brani di alcuni capolavori della musica da camera tra gli anni 20 e i 40, da Stravinskij a Casella a Šostakovič. L’organico di pianoforte, violino, violoncello e clarinetto è stato scelto in funzione di due opere scritte per questa singolare formazione: un Quartetto di Hindemith del 1938 e il Quatuor pour la fin du Temps scritto nel 1940 da Messiaen nel campo di concentramento tedesco in cui era internato. Del 1945 è la Sonata per clarinetto e pianoforte di Castelnuovo-Tedesco, che sarà eseguita nella parte finale dello spettacolo, in cui si sentirà come, con Piero Calamandrei costituente, lo spirito di quelle gite è entrato nella ricostruzione del paese e nella stessa Costituzione.  

Le parole, gli incontri, le emozioni di quelle passeggiate sono vivi, attuali: sono il programma sentimentale e politico di un’Italia che è ancora possibile. «L’Italia ha ancora qualcosa da dire» gridò Piero Calamandrei nel 1944, riaprendo da rettore l’università di Firenze. Quell’aria della libertà può permetterci di respirare ancora: di immaginare un futuro diverso, un futuro semplicemente, profondamente umano. È l’invito che sentiremo alla fine dalla voce stessa di Calamandrei in un discorso che rivolse ai giovani nel 1955.

Nino Crescenti, giornalista e autore televisivo. Inviato del settimanale tV7, responsabile del settimanale del tG 1, capo struttura a rai tre, vicedirettore di rai Uno, condirettore di rai Due, è passato per tutte e tre le reti generaliste della rai progettando programmi e realizzando inchieste, reportage, documentari. tra i suoi lavori un’inchiesta sul lavoro minorile (Giovani, 1966); La fabbrica sotto casa, sull’emigrazione interna (Speciale tG, 1967); Le armi del vescovo, incontro con Dom Helder Camara a recife (tV7, 1969); un’inchiesta in tre puntate sulla scuola (Speciale tG, 1975, Premio Saint-Vincent di giornalismo); Dal fiume al mare, viaggio sulla Via emilia (rai Uno, 1985); Guerra in Val d’Orcia, dal diario di iris Origo (rai Uno, 1995); Arte negata, 3 puntate sulla mala gestione dei beni culturali (rai Uno, 1996, Prix du meilleur reportage al Festival international du Film sur l’Art, Montreal, 1997); Non solo Assisi, sui danni del terremoto in Umbria e nelle Marche al patrimonio storicoartistico (rai Due, 1997); Paesaggi rubati, inchiesta in 6 puntate (rai tre, 1999); Pollini e la sua musica, 2002 (con Sandro Cappelletto, rai tre); Quartetto Italiano, 2007 (rai 5). Ha realizzato diversi documentari sugli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina, tra i quali Il Michelangelo ritrovato, primo lavoro televisivo sul restauro (Speciale tG1, 1984), e “In questo stento” (rai 5, 2013).

Tomaso Montanari (Firenze 1971) si è formato alla Scuola Normale Superiore di Pisa. È professore ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università di Napoli Federico II. I suoi studi riguardano soprattutto l’arte dell’età barocca. È presidente di Libertà e Giustizia. tra i suoi libri si trovano una serie di riflessioni sul ruolo della storia dell’arte nell’Italia di oggi (A cosa serve Michelangelo?, Einaudi, 2011; Le pietre e il popolo, minimum fax, 2013; Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà, minimum fax, 2014), uno studio sull’articolo 9 della Costituzione (Costituzione incompiuta. Arte, paesaggio, ambiente, con. A. Leone, P. Maddalena, S. Settis, Einaudi, 2013), una indagine sulla privatizzazione del patrimonio culturale della nazione (Privati del patrimonio, einaudi, 2015). Il suo ultimo libro è Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni del GruppoAbele, 2017). © Soluzioni Arte Nino Criscenti Tomaso MontanariDopo aver collaborato a Il FattoQuotidiano e alCorriere della Sera, dal 2014 scrive su La Repubblica. Sul Venerdì di Repubblica tiene una rubrica settimanale dedicata ai bambini e ai ragazzi: Ora d’arte. Attraverso il blog Articolo 9 del sito di Repubblica e attraverso un blog sull’Huffington Post prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e sui beni comuni. Per rai 5 ha condotto La libertà di Bernini, in 8 puntate; segue, da dicembre 2016, La vera natura di Caravaggio. Nel2012 ha vinto il Premio “Giorgio Bassani” di ItaliaNostra per il giornalismo culturale e nel 2013 ha ricevuto dal Presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano l’onorificenza di Commendatore «per l’impegno a difesa del nostro patrimonio»

Luca Cipriano si diploma nel 2004 e si laurea nel 2008 in clarinetto col massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio Santa Cecilia di roma sotto la guida di Gaetano russo; si specializza con Calogero Palermo, Alain billard, Alessandro Carbonare, Ciro Scarponi. Nel 2011 vince il Concorso per esami per la cattedra di clarinetto dei corsi pre-accademici presso il Conservatorio capitolino, dove, dal 2011 è docente. Dal 2003 è membro stabile della Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli e dal 2012 dell’Orchestra roma Sinfonietta, nella quale ricopre il ruolo di primo clarinetto. Ha collaborato e collabora con l’Orchestra del teatro dell’Opera di roma e l’Orchestra del teatro Petruzzelli di bari, esibendosi presso importanti istituzioni, in italia e all’estero (irlanda, Norvegia, Uzbekistan, israele, Palestina, Cina, russia, Ungheria), sotto la direzione di Donato renzetti, Zoltán Peskó, Leopold Hager, ennio Morricone, Carlo boccadoro, Christopher Franklin, etc. Dal 2009 è inoltre membro stabile (come clarinetto soprano, clarinetto piccolo e clarinetto basso) del PMCe - Parco della Musica Contemporanea ensemble, con cui esegue repertorio di musica contemporanea. È attivo anche in campo jazzistico, soprattutto in duo con il pianista Lucio Perotti, con cui realizza originali commistioni di generi musicali. Collabora con l’ensemble Ars Ludi (recente è la produzione monografica su edgar Varèse), l’Orchestra italiana del Cinema e l’Orchestra Filarmonica di Roma

Francesco Peverini nato a Roma (1975) comincia lo studio del violino a cinque anni, proseguendo la formazione presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma dove si diploma con il massimo dei voti e la lode. Vincitore di numerosi riconoscimenti, si perfeziona alla Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Vienna con eduard Melkus, a Cremona presso la Fondazione Walter Stauffer con Salvatore Accardo e consegue nel 2005 il Diploma di perfezionamento in violino presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Felix Ayo e rodolfo bonucci; segue inoltre le masterclass di riccardo brengola e Uto Ughi all’Accademia Chigiana di Siena. È stato primo violino del Quartetto Prometeo, formazione nata sotto la guida di Piero Farulli e Milan Skampa, con il quale ha vinto numerosi concorsi internazionali e ha suonato nelle più prestigiose società concertistiche in italia ed europa. Collabora con varie orchestre, tra cui Orchestra da Camera italiana, Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, Wiener Akademie, Orchestra Filarmonica “A. toscanini” di Parma, Mahler Chamber Orchestra, sotto la direzione di direttori quali Abbado, Maazel, rostropovič, Prêtre. Molto interessato alla musica contemporanea, dal 1997 è violinista e violista dell’ensemble Alter ego, con il quale ha suonato in prima assoluta opere di Sciarrino, berio, Fedele, Gervasoni, oltre ad aver effettuato registrazioni per Stradivarius, rai radio tre, bbC di Londra. Dal 2012 è primo violino solista del Parco della Musica Contemporanea ensemble e dal 2014 collabora con il prestigioso gruppo cameristico i Solisti Aquilani. Suona un prestigioso violino “Carlo Antonio testore” del 1727.

Valerio Taddeo, figlio d’arte, ha studiato a Roma con Francesco Strano. Dopo essere stato selezionato nelle compagini orchestrali giovanili come l’Orchestra della Comunità europea eCYO, l’Orchestra des Jeunes de la Méditerranée e l’Orchestra da Camera italiana, ha lavorato presso l’Accademia Chigiana di Siena, la royal Academy of London, la ProQuartet a Parigi, la britten-Pears School di Aldeburgh, con musicisti quali Maisky, brunello, Kanngiesser, brainin, Melcher e brengola. Ha vinto al Concorso internazionale “Valentino bucchi” di roma e si è aggiudicato il Premio rotary di Cremona e il primo premio al Concorso solistico di Lodi presieduto da Luciano Chailly. Dopo aver ricevuto da riccardo Muti il prestigioso Premio “Filarmonica della Scala”, Francesco Peverini Valeriano Taddeoè stato invitato giovanissimo come effettivo dell’orchestra scaligera. invitato da Salvatore Accardo al Festival Settimane internazionali di Napoli, da allora svolge intensa attività concertistica in europa, USA, Sud America, Medio ed estremo Oriente, per istituzioni e festival internazionali. in occasione dell’ottantesimo genetliaco di Michelangelo Antonioni ha avuto il privilegio di esibirsi al Parco della Musica al fianco di Mstislav rostropovič. È membro fondatore del Quartetto bernini e dell’Ars trio di roma. incide per Universal, tactus, Amiata e Limen. Di recente è uscita per la rivista Amadeus l’incisione delQuintetto per archi D 956 di Schubert con Giovanni Sollima e il Quartetto bernini. insegna violoncello al Conservatorio “braga” di teramo. Suona un C.A. testore ex Christophe Coin (Milano 1758).

Marco Scolastra ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Perugia diplomandosi con il massimo dei voti e la lode. Ha studiato successivamente con Ciccolini e Pastorino e ha frequentato corsi di perfezionamento con De barberiis, badura-Skoda, De rosa, Achúcarro e K. Labèque. Ha suonato per importanti istituzioni musicali: teatro Valli di reggio emilia, Sagra Musicale Umbra, teatro Lirico di Cagliari, Accademia Filarmonica romana, Oratorio del Gonfalone, Auditorium Parco della Musica e teatro dell’Opera di roma, teatro regio di Parma, Auditorium dell’Orchestra “G. Verdi” di Milano, teatro Comunale di bologna, Festival dei Due Mondi di Spoleto, ravello Festival, teatro La Fenice di Venezia, “i concerti del Quirinale”, teatro San Carlo e Associazione “A. Scarlatti” di Napoli, Associazione “b. barattelli” di L’Aquila, Musei Vaticani, Conservatorio “P. i. Čajkovskij” di Mosca, tonhalle di Zurigo, Konzerthaus di berna, istituto “F. Chopin” di Varsavia, Orchestre National du Capitole di tolosa. Come solista ha suonato sotto la guida di Gandolfi, Griffits, Piovano, Scimone, Shambadal, bashmet. Ha collaborato con brodski, brusco, bruson, Cappelletto, Foà, Kabaivanska, Mazzucato, rancatore, Pagliai, Pandolfi, Kodály Quartet. Ha registrato per Phoenix Classics, Stradivarius, brilliant Classics, rai 5 (Inventare il tempo). tra i prossimi impegni: tournée con Wiener Concert-Verein; prima esecuzione italiana del Tirol Concerto per pianoforte e orchestra di Philip Glass con l’i.S.A.