La riforma Gentiliana - Il periodo fascista

Il nuovo regolamento del 1927 toglie alla Scuola la sua funzione abilitante, mantenendo quella di “preparare all’insegnamento nelle scuole medie e agli esami che vi abilitano” e di promuovere studi di perfezionamento, a cui possono accedere tutti i laureati sul piano nazionale.

La propaganda nazionalistica prende piede anche all’interno dell’istituto pisano e il controllo del Regime diviene sempre più invadente, fino al primo grave episodio di repressione, con l'arresto nel 1928 di tre normalisti per attività antifasciste. Per far fronte ai turbamenti causati dai fatti politici e alla decadenza della Scuola, che ha sempre meno allievi, viene nominato commissario il filosofo Giovanni Gentile, normalista, ideologo del regime nel campo dell’istruzione, poi Direttore della Normale dal 1936.
Gentile organizza una vera e propria riforma per dare all’istituzione una struttura più proporzionata alla sua importanza nazionale, prevedendo l’ampliamento della sede e un notevole aumento del numero degli allievi e delle attività interne. La sua autorità e il consenso del Regime gli consentono di trovare mezzi e collaborazione per il suo progetto. Intanto il rapporto fra Stato e Chiesa inaugurato dai Patti Lateranensi facilita le trattative con l’Arcivescovado per ottenere la disponibilità del palazzetto Puteano che, insieme a quello del Timpano, sarà destinato ad accogliere i giovani normalisti, mentre si avviano i lavori di ampliamento del Palazzo della Carovana.

La Normale gentiliana, riconosciuta dal Decreto Regio del 28 luglio 1932, viene inaugurata il 10 dicembre. Dotata di un nuovo Statuto, la Scuola diventa un istituto d’istruzione superiore autonomo, anche se ancora collegato all'Università di Pisa, e acquista personalità giuridica e autonomia amministrativa, didattica e disciplinare.
Le finalità fondamentali della Scuola diventano due: preparare all’insegnamento nelle scuole medie e agli esami che vi abilitano, e promuovere, con studi di perfezionamento, l’alta cultura scientifica e letteraria. Ma, di fatto, la Normale, confermando la sua unicità nel sistema scolastico italiano, viene ampliata soprattutto per educare élites culturali sempre più selezionate.