Il Cinema della Normale: Teorema di Pier Paolo Pasolini
TEOREMA
di Pier Paolo Pasolini
Durata: 98'
Italia, 1968
con Massimo Girotti, Terence Stamp, Laura Betti, Ninetto Davoli, Silvana Mangano, Anne Wiazemsky
Versione restaurata
Introduce Carla Benedetti
Nella Milano di fine anni Sessanta la quiete di una grigia famiglia altoborghese viene scossa dall’arrivo di un ospite inatteso. Questi, un giovane affascinante, conquista pian piano l’attenzione del padre, della madre, dei due figli e della domestica, disarmati di fronte al puro candore del ragazzo misterioso, che scardina con estrema semplicità l’universo di rigore in cui erano stati fino a quel momento abituati a vivere. Ognuno sembra riscoprire sé stesso attraverso l’incontro con il giovane, che ben presto è costretto ad abbandonare la casa signorile, provocando così un ulteriore sconvolgimento emotivo nei cinque. La cinepresa segue dunque le diverse reazioni dei personaggi a questa serie di frenetici cambiamenti, che determinano conseguenze inimmaginabili, al confine tra l’estasi e la dannazione.
Ideato come pièce in versi, nel 1968 Teorema vede la luce in una veste diversa da quella originaria: si sdoppia, uscendo a pochi mesi di distanza prima come romanzo e poi come film, così da assurgere a emblema del pastiche pasoliniano di letteratura e cinema. Come ricorda il critico Guido Santato, le due opere vanno concepite come un’operazione unitaria, sebbene condotta su “organismi stilistici paralleli”: più che raccontare una storia, Pasolini vuole, in entrambe, esplorare un’idea. Il titolo stesso allude a una costruzione razionale, strutturata sull’arrivo di un elemento esogeno (l’ospite) all’interno di un ambiente apparentemente rigido, ma che dietro l’aspetto ingessato nasconde enormi fragilità (la famiglia). Per la prima volta su pellicola Pasolini interroga direttamente la società borghese, sclerotizzata in comportamenti privi di significato e, dunque, completamente vuota, così come totalmente autoreferenziale: c’è necessità di un giovane proveniente dall’esterno che, in una maieutica fatta di sguardi e rapporti carnali, aiuti i cinque personaggi a liberarsi delle convenzioni in cui sono impantanati. Sono tematiche care al regista e che assumono proprio in quei mesi un particolare rilievo, con la deflagrazione delle manifestazioni studentesche e la provocatoria presa di posizione di Pasolini dopo la battaglia di Valle Giulia. Ed è proprio l’autore ad alludere, nella quarta di copertina del romanzo, a una possibile interpretazione di Teorema, definendola “parabola”, o chiamando “Angiolo” il postino (interpretato da Ninetto Davoli), latore delle notizie di arrivo e ripartenza dell’ospite: ambientazione borghese e moderna, si è detto, ma con messaggio religioso. È attraverso l’identificazione del giovane ignoto con l’incarnazione del sacro che si può comprendere lo sconcerto in cui è gettata la famiglia, che simboleggia, più ancora che la conquista di uno status sociale elevato, il trionfo di una moralità meschina e perbenista. È forse alla luce di ciò che l’unica che sembra raccogliere il messaggio dell’ospite è la governante, proveniente da un contesto sociale diverso rispetto alla famiglia e ancora non completamente sopraffatta dalle logiche disumanizzanti del consumo, la cui vicenda culmina infatti nel rifiuto del benessere materiale nell’incontro con la fede. Ma oltre alla dimensione messianica il ragazzo incarna anche un’energia tellurica e perturbante, che si sprigiona nella sfera sessuale e che ricorda l’universo delle tragedie greche (Le Baccanti su tutte) particolarmente caro a Pasolini, emblema di un misticismo fortemente ancorato alla corporeità. Sulla stessa linea sembrano inserirsi le scelte registiche, con inquadrature statiche e ritmi lenti che suggeriscono nell’osservatore un atteggiamento contemplativo, con la narrazione che lascia lo spazio a una sorta di liturgia. Teorema è costruito dunque su continui intrecci tra passato e presente, un’oscillazione che si manifesta anche nella colonna sonora (si alternano Morricone e Mozart), riflettendo l’esigenza di un passato sacro e l’impossibilità della sua realizzazione in un presente consumistico e disincantato. Sono così coniugate istanze collettive, potenzialmente ecumeniche, con ambientazione e personaggi che parlano non solo del tempo di Pasolini, ma anche della sua vita: recitano, tra gli altri, gli amici intellettuali Cesare Garboli e Alfonso Gatto, oltre alla madre del regista, Susanna. Un film, dunque, che gioca su molteplici dicotomie, variamente stratificato e che consente numerose letture: al di là della dimensione di semplice “manualetto”, come ebbe a definirlo, con studiata diminutio, lo stesso Pasolini.
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A cinquant'anni dalla tragica scomparsa, la Scuola Normale Superiore celebra Pier Paolo Pasolini, attraverso un programma di iniziative che tenta di indagare le molteplici sfaccettature intellettuali e artistiche e di illuminare l'eredità e la perdurante attualità di una delle figure più importanti e controverse del '900.
La rassegna, in collaborazione con Cinema Arsenale e Toscana Produzione Musica, è promossa anche dall'alleanza europea EELISA nell'ambito degli EELISA Days e si svolge dal 2 novembre al 15 dicembre (vedi il programma completo).