Lo dimostra uno studio internazionale coordinato dalla Scuola sant’Anna cui ha partecipato il Laboratorio di Biologia della Scuola Normale Superiore

 

PISA, 9 gennaio 2026. Preservare il collegamento tra cuore e nervo vago può rallentare il processo di invecchiamento cardiaco. È quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna e che ha coinvolto anche il Laboratorio di Biologia della Scuola Normale Superiore con Alessandro Cellerino (professore di Fisiologia) e Letizia Brogi (assegnista di ricerca). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine e individua nel ramo destro del nervo vago un fattore protettivo fondamentale per la salute delle cellule cardiache.

 La ricerca dimostra infatti che il mantenimento delle connessioni tra cuore e cervello tramite il nervo vago rappresenta un vero e proprio fattore in grado di mitigare gli effetti dell'invecchiamento sul cuore tramite un meccanismo diverso da quello che controlla la frequenza cardiaca. In particolare, la connessione con il nervo vago destro contribuisce a preservare la funzionalità dei cardiomiociti e a contrastare il loro rimodellamento con l'etá che che risulta in un deterioramento della funzione cardiaca.

 Lo studio adotta un approccio fortemente multidisciplinare, integrando medicina sperimentale, bioingegneria e analisi proteomica applicate alla ricerca cardiovascolare. Secondo gli autori, i risultati aprono nuove prospettive per la chirurgia cardiotoracica e dei trapianti, suggerendo che il ripristino dell’innervazione vagale cardiaca durante l’intervento potrebbe diventare una strategia innovativa di protezione a lungo termine del cuore, spostando l’attenzione clinica dalla gestione delle complicanze tardive alla prevenzione dell’invecchiamento cardiaco precoce.

Il lavoro è stato guidato dal gruppo di Medicina Critica Traslazionale (TrancriLab) del Centro Interdisciplinare Health Science della Scuola Sant’Anna, sotto la responsabilità di Vincenzo Lionetti, e dal laboratorio dell’Istituto di Biorobotica diretto da Silvestro Micera, che ha contribuito allo sviluppo di un condotto nervoso bioassorbibile progettato per favorire la rigenerazione spontanea del nervo vago a livello cardiaco. L’attività sperimentale è stata condotta a Pisa grazie a finanziamenti europei FET (Future and Emerging Technologies) nell’ambito del progetto NeuHeart e, in parte, con fondi PNRR del Tuscany Health Ecosystem.

Alla ricerca hanno partecipato numerose istituzioni italiane e internazionali, tra cui, oltre Scuola Sant’Anna e Scuola Normale Superiore, l’Università di Pisa, la Fondazione Toscana G. Monasterio, l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, l’Università di Udine, GVM Care & Research, l’Università Nazionale Al-Farabi del Kazakistan, il Leibniz Institute on Ageing di Jena e il Politecnico Federale di Losanna.

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