Orchestra Auser Musici
Italy
Orchestra Auser Musici
Carlo Ipata | direzioneI Sacchi di Sabbia | progetto scenico e regia(Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Giulia Solano)
CATONE
GEORG FRIEDRICH HÄNDEL(Halle, 1685 – Londra, 1759)Opera pasticcio (1732) Libretto di Pietro MetastasioCatone | Filippo MinecciaCesare | Riccardo NovaroMarzia | Raffaela MilanesiArbace | Kristina HammastromEmilia | Roberta Invernizzi
Francesca Pieretti | sceneLucia Castellana | costumiFederico Polacci | luci
Coproduzione Opera Barga e Teatro di Pisa
Grazie ad Auser Musici torna a rivivere a trecento anni di distanza nel nostro Paese (fuori d’Italia, la prima esecuzione moderna in assoluto è stata messa in scena in marzo dal London Händel Festival), Catone, basato sul Catone in Utica di Metastasio, già musicato da Vinci per la rappresentazione romana del 1728 e ripreso l’anno successivo nella versione di Leo per il San Grisostomo di Venezia. L’opera, con cui Händel inaugurò nel 1732 la stagione del Haymarket Theater, è un pastiche, genere in voga all’epoca: contiene infatti arie di Leo, Vivaldi, Hasse, Porpora e Vinci, anche per l’intento händeliano di far conoscere in Inghilterra i compositori italiani, in particolare quelli di scuola napoletana.Catone ha debuttato con successo al festival di Opera Barga ai primi di luglio; dopo Pisa, nel maggio 2016 volerà a Halle. A Pisa non è mai stato rappresentato.L’Antico fiume pisano Auser e dunque la Toscana sono idealmente il punto di partenza del percorso di Auser Musici che dal 1997 esplora con entusiasmo il composito mosaico musicale che fu l’Europa del sedicesimo e diciassettesimo secolo. Sotto la direzione di Carlo Ipata e con la collaborazione di solisti quali Maria Grazia Schiavo, Antonio Abete, Furio Zanasi, Martin Oro, Elena Cecchi Fedi, Filippo Mineccia e molti altri realizza una lunga serie di preziosi inediti fra i quali si segnalano Le disgrazie d’Amore di Antonio Cesti, Gli Equivoci nel Sembiante di Alessandro Scarlatti, gli intermezzi Mirena e Floro di Francesco Gasparini, i Salmi Concertati di Azzolino della Ciaia e i Fioretti Spirituali di Antonio Brunelli, una selezione di Cantate di Niccolò Porpora, Arie e sinfonie d’opera italiane di Luigi Cherubini, nonché gli oratori Giuseppe Riconosciuto di Luigi Boccherini e La caduta di Gierusalemme di Giovanni Paolo Colonna. Distinguendosi per l’originale impaginazione dei programmi eseguiti con rigore interpretativo e passione musicale, si è ripetutamente esibito in Francia, Germania, Belgio, Croazia, Slovenia, Israele, Russia, Spagna, Svezia e USA. In Italia è regolarmente invitato in importanti stagioni e festival. Beneficia del sostegno della Fondazione Pisa ed è in residenza presso il Teatro Verdi di Pisa.
Carlo Ipata deve la sua formazione musicale nel campo della musica antica a esperienze presso il Banff Center for the Fine Arts (Canada), il Conservatorio Reale de L'Aja e il Conservatoire Regional de Region di Parigi, dove si è diplomato in flauto barocco e musica da camera. Con gli ensemble Sonatori della Gioiosa Marca, I Barocchisti, The Soloist of Catherine the Great e con Auser Musici, da lui fondato nel 1997, ha suonato in alcuni tra i maggiori festival italiani e all'estero. Alla guida di Auser Musici ha diretto il primo allestimento moderno di opere quali Le disgrazie d’Amore di Antonio Cesti (Teatro di Pisa) e Gli Equivoci nel Sembiante di Alessandro Scarlatti (Opera Barga).I Sacchi di Sabbia nascono a Pisa nel 1995. Negli anni la Compagnia si è distinta sul piano nazionale, ricevendo importanti riconoscimenti per la particolarità di una ricerca improntata alla reinvenzione di una scena popolare contemporanea. In perenne oscillazione tra tradizione e ricerca, tra comico e tragico, il lavoro de I Sacchi di Sabbia ha finito per concretizzarsi in un linguaggio in bilico tra le arti (arti visive, danza, musica), nella ricerca di luoghi performativi inconsueti, sempre con uno sguardo vivo e attento al territorio in cui l’evento spettacolare è posto. Il gruppo tosco-napoletano, diretto da Giovanni Guerrieri, non ha mai abbandonato i fondamenti del proprio teatro, fatto di ironia, di commistione linguistica, di dialogo tra la tradizione popolaresca e lo sperimentalismo espressivo che nelle arti sceniche si misura al meglio. Celebre, per dire solo di questi ultimi anni, il Sandokan (2008) che ripercorre l’epopea di Salgari attraverso un racconto agito da “pers-ortaggi” di una preparazione alimentare o anche l’esperienza del Don Giovanni (2010) di Mozart la cui partitura musicale, in dialogo con il libretto di Da Ponte apparso in proiezione, è interamente mimata da un coro “onomatopeico”.