«Apparisce inutile strage»
Si tratta di quattro opere distinte, che nell’intenzione dell’autore sono accomunate da un messaggio di netto rifiuto della guerra. Realizzate dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, esse vogliono trasmettere un messaggio di pace, con un invito all’invasore ad abbandonare una logica di conquista e di distruzione. “Apparisce inutile strage” sono le parole con cui il Papa Benedetto XV si rivolse “ai capi dei popoli belligeranti” il 1° agosto 1917, e che oggi l’artista ribadisce con forza mediante le sue opere.
“Lettera a Putin”
Una busta con il nome del destinatario: Vladimir Putin, che ha condotto il proprio Paese alla guerra contro l’Ucraina.
L’opera è un invito a ciascuno a rivolgersi direttamente al principale responsabile dell’attacco militare, per dire, forte e chiaro, che anche questa guerra è un’“inutile strage”. Non c’è bisogno di aggiungere parole: il silenzio di chi guarda fisso negli occhi il proprio interlocutore dice molto di più di qualsiasi espressione verbale. E disarma l’interlocutore.
Il francobollo apposto – che raffigura una delle più celebri opere di Amedeo Modigliani, concittadino dell’artista – può essere inteso come la volontà di contrapporre l’arte e l’amore alla logica distruttrice della guerra.
L’altra opera raffigura il retro della busta precedente, ed è disegnata con tratti neri – sottili per la maggior parte, più marcati in alcuni punti – su una comune tela bianca, con una ceralacca rosso vivo posta esattamente al centro dell’incrocio generato dalle linee intersecate.
“In questo lavoro ho cercato l’essenzialità, senza orpelli, per dire No alla guerra. Le linee nere sono fatte con segni di fusaggine, ovvero carbone, perché sempre uso materiale povero. Quella più spessa sulla sinistra vuole rappresentare una volumetria. La busta non si è ancora aperta, ma sta per aprirsi. La ceralacca simboleggia lo spessore del messaggio che voglio comunicare, sottolineando l’importanza del contenuto di questa lettera”.
“Alla fine la vita, malgrado tutto”
Le altre due opere, in sequenza, rappresentano un equilibrio che viene spezzato: un equilibrio costruito su un “apparente banale” (delle scatole vuote, che identificano il rifiuto della società), improvvisamente rotto da un evento esterno. È facile leggere nella guerra, e nell’invasione della Russia all’Ucraina, questo movimento che spezza l’equilibrio: ma che non riesce a far venir meno la vita, rappresentata dall’uovo, che resta in un equilibrio innaturale ma reale. L’opera apre dunque a un messaggio di speranza: la vita resta, e supera ogni tentativo di annientarla.
Le colonne con la corda costituiscono un anacronismo: una provocazione che si muove in una prospettiva concettuale. L’anacronismo è appunto dato dal significato delle colonne di separare le opere da chi le osserva, come in un museo: mentre l’opera d’arte, specie se ha un significato sociale, deve avvicinare e coinvolgere.
ANTONIO VINCIGUERRA
Nato a Livorno nel 1937, ha conosciuto Picasso che ha influenzato il suo primo periodo artistico. Ha vissuto e lavorato a Parigi, negli Stati uniti, a Heidelberg, Roma e molte altre località. Ha esposto – tra l’altro – anche a San Francisco, Londra, Washington, Genova, Firenze e a Palazzo Borghese a Roma. Di lui hanno scritto alcuni dei maggiori critici artistici.
“I dipinti di Vinciguerra sono provvisti di un singolare sapore, e talvolta ricchi di aspetti che oscillano tra il linguaggio figurativo e quello letterario” (Federico Zeri)
“I disegni di Antonio Vinciguerra hanno il pregio di muoversi in un ambito di cultura figurativa e letteraria che si fa essa stessa nella mente dell’artista movente di poesia, di commozione, di invenzione” (Antonello Trombadori)
“Vinciguerra fa coesistere magistralmente sulle sue tele il sentimento di spaesamento di derivazione surrealista con l’inserimento di elementi concettuali ed esistenziali che l’artista rappresenta puntualmente attraverso le tecniche dell’iperrealismo e del trompe l’oeil” (Alice Barontini)