Pasta e pomodoro. Incontro con Luca Priori
La Scuola Normale Superiore, grazie al Protocollo d'Intesa stipulato con l’Associazione Auser Musici, che realizza da circa trent’anni, sotto la guida del Maestro Carlo Ipata, attività e incontri musicali con particolare attenzione al repertorio europeo del sedicesimo e diciassettesimo secolo, è lieta di ospitare ben quattro appuntamenti del Festival Toscano di Musica Antica presso la sua sede storica del Palazzo della Carovana.
Le tradizioni gastronomiche italiane spesso si sono plasmate e definite tramite apporti di altre culture che hanno interagito in un perpetuum mobile con le nostre identità. È il caso della pasta (secca) e del pomodoro. Si pensa sovente agli spaghetti con la celebre salsa come se fossero una “nostra” preparazione gastronomica, d’altronde siamo conosciuti nel mondo anche per questo. Ma non c’è niente di più falso, o meglio, gli elementi che costituiscono questo piatto li abbiamo fatti nostri nel tempo e tramite l’interazione con altri. Bisogna quindi ragionare su vasta scala, in diacronia, analizzando gli apporti giuntici dalle varie parti del mondo. La pasta secca, alle nostre latitudini, ci venne portata in dono dagli Arabi durante la loro dominazione della Sicilia dal IX secolo. Il successivo periodo normanno-svevo, in seno al quale prese vita la trattatistica tardo medievale afferente alla filiera testuale del “Liber de coquina”, decretò il successo di questa pasta il quale uso, molto velocemente, si espanse verso il Nord. Traviatissima, invece, la storia del pomodoro, elemento protagonista degli scambi colombiani. Chiamato “xi-tomatl” dagli Aztechi, spesso venne confuso dagli Occidentali con il “tomatillo”. Di complicata catalogazione tassonomica, come spesso accadeva per altre piante o frutti giunti dalle Americhe, per molto tempo venne utilizzato unicamente come ornamento durante gli sfarzosi banchetti dell’alta società e snobbato, o meglio malamente condannato, dalla trattatistica storica coeva. Soltanto nell’Ottocento, durante la “rivoluzione napoletana”, si comprese che dal rosso frutto se ne poteva trarre una salsa da abbinare, diremmo piacevolmente, alla pasta secca. Tutto questo ci fa comprendere quanto le contaminazioni, gli apporti esterni e l’osmosi tra culture, anche in campo alimentare, possano risultare così dirimenti nel definire quelle che oggi, solo tramite lenti processi di acquisizione culturale, andiamo a chiamare “tradizioni gastronomiche”. E quindi le storie di altri mondi ci sono funzionali per comprendere la storia dei più iconici piatti nostrani.
Luca Priori si laurea nel 2023 in Gastronomia, Ospitalità e Territori presso la Facoltà di Economia dell’Università Mercatorum di Roma con una tesi in Storia della Gastronomia dal titolo “Magnificentia et splendor. Il banchetto cortigiano rinascimentale fra ostentazione, politica e potere”. Da sempre interessato allo studio della cucina storica ed agli aspetti antropologici e sociali ad essa collegati, dall’anno 2023 è docente in residenza presso l’Associazione Culturale Cappella Scafurno di Monterotondo di Livorno per la quale organizza lezioni di storia della gastronomia con cadenza mensile. Sempre in veste di storico della tavola collabora con l’Associazione Culturale Ars Movement di Prato e con gli Amici della Lirica Umberto Borsò di Castelfiorentino (FI). Nel 2023 risulta idoneo, tramite selezione per titoli, al Master europeo “Storia e cultura dell’alimentazione” dell’Ateneo bolognese. Dal 2024 è articolista per Cucina di Charta, la rivista di cucina storica italiana di Nova Charta Editori – Venezia. Nel medesimo anno inizia a collaborare con i “I dodici ghiotti”, la cookzine on-line che si occupa di storia e costume della gastronomia, con contributi di rinomati studiosi, docenti e ricercatori. Nel settembre 2024 è invitato come relatore all’ottava edizione del Festival internazionale FloReMus di Firenze dove tiene una conferenza presso la Biblioteca della Oblate dal titolo “L’effimero sostanziale. Trionfi di zucchero, credenze di mostra e piegature di tovaglioli nel banchetto rinascimentale e barocco”. A marzo 2025 è invitato come relatore dal Museo de’ Medici di Firenze, assieme al Professor Giovanni Cipriani e alla Professoressa Francesca Fantappiè, per una conferenza dal titolo “Il potere in scena: Maria de’ Medici sul trono di Francia”, svoltasi in Palazzo Medici Riccardi, nella quale dettaglia il sontuoso banchetto del 5 ottobre 1600 che ebbe luogo nel contesto delle celebrazioni nuziali di Maria de’ Medici ed Enrico IV. Da maggio 2025 è articolista, in qualità di storico della tavola, per il magazine “QuBì – Quanto Basta”. A luglio 2025 prende parte al Comitato Scientifico della mostra “Maria de’ Medici. Alle origini del Grand Siècle”, organizzata dalla Regione Toscana e dal Museo de’ Medici, allestita in Palazzo Strozzi Sacrati; in questo contesto cura i panel relativi al banchetto del 5 ottobre 1600. Collabora in veste di consulente tecnico in rievocazioni storico-culinarie di Enti e Associazioni. Il suo ambito di studio d’elezione si concentra su un periodo storico ben definito, dall’apporto della trattatistica e delle pratiche gastronomiche medievali normanno-sveve siciliane e toscane (quindi i ricettari Normanni, il Liber de coquina federiciano ed i suoi testi imparentati, la Tradizione dei 12 ghiotti o commensali) per arrivare al periodo umanista di Maestro Martino/Bartolomeo Sacchi e alla gloriosa e polimorfa epopea cucinistica rinascimentale (Rosselli, Messi Sbugo, Romoli, Rossetti, Scappi, Colle e Cervio). E’ operatore sociale e, dal 2022, Artista del Coro presso la Fondazione Teatro Goldoni di Livorno. A maggio 2026 è invitato dal Museo Benozzo Gozzoli di Castelfiorentino (FI) per una serie di conferenze dal titolo “L’arte di vivere. Usi, costumi e società al tempo di Benozzo Gozzoli” dove relaziona sulle pratiche alimentari, gli allestimenti effimeri ed il concetto di banchetto politico nelle corti rinascimentali.
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.