FTMA locandina

Ludus Orionis. Alla siciliana

Festival Toscano di Musica Antica

La Scuola Normale Superiore, grazie al Protocollo d'Intesa stipulato con l’Associazione Auser Musici, che realizza da circa trent’anni, sotto la guida del Maestro Carlo Ipata, attività e incontri musicali con particolare attenzione al repertorio europeo del sedicesimo e diciassettesimo secolo, è lieta di ospitare ben quattro appuntamenti del Festival Toscano di Musica Antica presso la sua sede storica del Palazzo della Carovana.

LUDUS ORIONIS

Jennifer Schittino e Santina Tomasello soprani
Alessandro Carmignani alto
Davide Ciarrocchi tenore
Marcello Vargetto basso
Giangiacomo Pinardi arciliuto e chitarra
Daniele Boccaccio clavicembalo

PROGRAMMA

Giandomenico Martoretta (1515-1566)
La bella donna chi lu pettu m’ardi

Carlo Milanuzzi (sec XVII) 
Ora canusco ca so’ male natu

Giovanni Stefani (sec XVII) 
Suspiri miei che d’aura in ura siti

Giandomenico Martoretta 
Lu zzoppu fabru, squalidu Vulcanu

Giovanni Stefani 
Ingrata, disleali ed incostanti
Si ben mostru di fora tuttu yelu

Filippo Muscari (sec XVII) 
Occhi stativi attenti si viditi. Canzona a 3

Vincenzo Tozzi (1612-1679) 
Cori miu non amari e non è giocu
Sianu drudi li celi o sianu avversi
Pi’ quantu mi partij bedda di tia

Simone Coya (sec XVII) 
Cruda sorti, pietà. Aria alla siciliana

Bernardo Storace (1637ca- dopo 1664) 
Capriccio sopra la Spagnoletta

Alessandro Stradella (1643-1682) 
Il penare per te, bella, m’è caro

Anonimo (sec XVII-XVIII) 
O di sì ciechi abissi armi dulenti. Siciliana a due

Giovanni Bononcini (1670-1747) 
Che barbara pietà. Siciliana

Alessandro Scarlatti (1660-1725) 
Bella se vuoi per me… Aria alla siciliana

Carlo Grossi (1634-1688) 
La mia ninfa. Siciliana a tre

Nell’ambito della musica colta il termine “alla siciliana” è associato generalmente all’aria dolente e mesta in 12/8, tipica della commedeia pe’ mmusica napoletana, ma presente in tutto il repertorio settecentesco, da Bach a Händel, da Scarlatti a Corelli e Vivaldi. Questa tipologia costituisce tuttavia solo la più celebre riconfigurazione di altre modalità di evocazione musicale dell’Isola, che già a iniziare dall’Ars nova si usava associare a composizioni sia vocali sia strumentali. Verso la fine del XVI secolo e per tutto il XVII circolavano composizioni musicali di varia estrazione, tra popolare e colta: arie, duetti, trii, accomunati però da un’importante quanto caratterizzante occorrenza: l’utilizzo di una particolare composizione poetica in lingua siciliana aulica chiamata canzuna, formata da otto endecasillabi a rima alternata. Questo fenomeno letterario, noto come Petrarchismo siciliano, e nato già alla fine del XVI secolo, produsse una copiosissima quantità di ottave, sciolte o riunite in poemetti, date in stampa oppure frutto di pratica improvvisativa, i cui esponenti più celebri furono il monrealese Antonio Veneziano e il nobile palermitano Luigi Eredia. Il tema che maggiormente caratterizza le canzuni riguarda l’amore non corrisposto, variamente declinato attraverso: l’uso delle iperboli più audaci e raffinate sull’amante deluso; il ricorso alle sfumature psicologiche più sottili e realistiche del sentimento amoroso non ricambiato; la ripetitiva rimostranza della crudeltà della donna ritrosa, cui fa da ossimorico contrasto l’esaltazione della sua ineffabile bellezza; l’accorata partecipazione di tutti gli elementi della natura e del cosmo – eruzioni vulcaniche, temporali, belve feroci, usignoli, stagioni, stelle, pianeti – al lamento inconsolabile del poeta. Questi soggetti letterari, plasmati in un registro linguistico dialettale, pur sempre contenuto in una dimensione aulica, ne determinano l’unicità e la peculiarità stilistica.
Questo concerto offre un panorama di alcuni esempi di tale originale quanto affascinante repertorio. Ne sono autori grandi compositori del periodo rinascimentale e barocco, quali Giandomenico Martoretta, Filippo Muscari, Carlo Milanuzzi, Giovanni Stefani, Vincenzo Tozzi. Tracce di questo repertorio sono state reperite in opere e cantate più tarde di autori quali Alessandro Stradella, Alessandro Scarlatti, Simone Coya. Tali arie non usano più la forma poetica della canzuna, ma ne conservano la denominazione e i tratti unici di un evocativo patetismo melodico.

Ludus Orionis è un ensemble fondato da Santina Tomasello e Marcello Vargetto nel 2018, con l’obiettivo di proporre, nell’ambito della letteratura vocale rinascimentale e barocca, repertori meno noti al grande pubblico, tra i quali quello riguardante l’attività musicale in Sicilia. I componenti del gruppo sono specializzati nell’esecuzione aggiornata ai criteri della moderna filologia musicale, esperita negli anni attraverso un’intensa attività concertistica, svolta sotto la guida di famosi interpreti, quali Giovanni Acciai, Alan Curtis, Paolo Da Col, Gabriel Garrido, Andrew Lawrence-King e moltissimi altri. L’ensemble ha registrato un CD dal titolo Alla Siciliana. Echi e suggestioni del folklore dell’Isola nel repertorio vocale italiano tra XVI e XVII secolo, che è stato “Disco del mese” della prestigiosa rivista Classic Voice nel novembre 2023 e valutato con 5 stelle. Ha inaugurato la XX edizione della Rassegna di polifonia Città di Livorno e tenuto concerti per il Festival Internazionale “Legrenzi” di Clusone, per il Festival Lunae Musica di Sarzana, per il Centro Studi Musicali Busoni di Empoli. Recentemente ha registrato musiche inedite di Vincenzo Galilei per il Museo della Scienza di Firenze. Nel 2024 ha partecipato all’esecuzione dei Salmi concertati (1694) del compositore lucchese Francesco Maria Stiava in collaborazione con l’Orchestra Barocca Siciliana. Dal 2022 l’Ass. Ludus Orionis organizza uno stage estivo, dedicato alla musica sacra in Sicilia nei secc. XVI e XVII e tenuto dal M° Paolo Da Col, in occasione del quale sono state recuperate, studiate ed eseguite composizioni di autori come Vincenzo Gallo, Giuseppe Palazzotto Tagliavia, Francesco Maria Stiava e Vincenzo Tozzi. Nel novembre 2026 Ludus Orionis ensemble parteciperà a una tournée in Giappone, in occasione della quale terrà due concerti monteverdiani nell’antico teatro di Kotohira.