Il Cinema della Normale: proiezione di Mamma Roma
MAMMA ROMA
di Pier Paolo Pasolini
Durata: 114'
Italia, 1962
con Anna Magnani, Franco Citti, Ettore Garofalo, Lamberto Maggiorani, Silvana Corsini
Introduzione e dibattito a cura di Matteo Pioldi
Dopo il matrimonio di Carmine, il suo pappone, la prostituta Mamma Roma pianifica una vita onesta per sé e per l’amato figlio Ettore, cresciuto in campagna e ignaro della sua occupazione. Acquista dunque la licenza per un banco al mercato e si trasferisce in un nuovo quartiere, dove spera che Ettore trovi un lavoro e stringa amicizie rispettabili. Le sue aspirazioni, però, sono minacciate dal ritorno di Carmine, che con il ricatto la obbliga a prostituirsi, e si scontrano con la resistenza dello stesso Ettore. Questi, nonostante le premure della madre, si sottrae infatti ai suoi progetti, condannati ad apparire nella loro disperata irrealizzabilità.
Preceduto dal successo di Accattone (1961), suo esordio alla regia, e seguito da La ricotta (1963), Mamma Roma è il secondo capitolo della cosiddetta trilogia romana di Pier Paolo Pasolini. Per l’autore, che già durante le riprese intravede il proprio addio «pieno di tristezza […], ma necessario» al mondo delle borgate romane, il film è la prosecuzione impossibile di Accattone, prosecuzione in cui alla protagonista è concesso il miraggio, fasullo quanto irraggiungibile, di una redenzione piccolo-borghese. Mamma Roma è dunque un Accattone che si è convertito per amore del figlio, rinunciando a quel «senso di autodistruzione e di morte» che Pasolini attribuisce sia ad Accattone sia al suo interprete Franco Citti, peraltro arrestato per oltraggio proprio durante le riprese di Mamma Roma, in cui interpreta il pappone Carmine. E se Citti, il cui arresto sprofonda nell’ansia il regista e la troupe, è portatore di una continuità logica con le precedenti scelte di Pasolini, che seleziona gli attori «per quello che sono e non per quello che devono fingere di essere», la vera novità in Mamma Roma è la presenza di Anna Magnani, attrice professionista già vincitrice di un premio Oscar (La rosa tatuata, 1955) all’epoca delle riprese. In un certo senso, la potenza di Mamma Roma scaturisce proprio dalla tensione artistica tra lo spessore attoriale di Magnani, abituata a scene articolate in cui emerge la sua pienezza espressiva, e la sensibilità figurativa di Pasolini, che al contrario ha un «senso pittorico, statico, dell'immagine» ispirato agli affreschi di Giotto e Masaccio. A eccezione che per i monologhi in cui, libera da montaggi e tagli, racconta il suo personaggio, Anna Magnani è infatti confinata in inquadrature brevissime, che la obbligano a condensare la propria interpretazione in singole battute isolate. È un diverso modo di fare cinema, quello di Pasolini, a cui però Magnani si adatta presto, grazie a una «fortissima buona volontà iniziale». E questa buona volontà è, in fondo, frutto del desiderio di lavorare insieme che entrambi gli artisti nutrono da tempo, colpiti l’una da Accattone e l’altro, molti anni prima, da Roma città aperta. Nel 1945, Pasolini percorre infatti quaranta chilometri in bicicletta per andare a Udine a vedere il capolavoro neorealista di Rossellini, e quando anni dopo lo ritrova per caso al cinema, a Trastevere, rimane nuovamente affascinato da Magnani, il cui grido è per lui un «canto degli aedi» che dissolve il presente. L’attrice incarna infatti le «generazioni di donne romane» che si affollano anche nel personaggio di Mamma Roma. E Mamma Roma, però, che con Roma città aperta condivide entrambe le sue protagoniste – l’attrice e la città – si colloca lontanissimo dalle intenzioni del Neorealismo. La Roma di Pasolini, infatti, non è più una città da ricostruire, ricettacolo di speranze per un futuro migliore, ma è una città in costruzione e già senza speranze, violenta, piena di palazzoni e terreni incolti in cui, per usare le parole del film, è impossibile ricominciare da zero. E questa Roma, che tutto vuole per i suoi figli ma che infine, nell’affanno delle proprie ambizioni, non fa altro che trascinarli verso la morte, entra quindi in un film di evidente denuncia. L’epilogo, in particolare, con la sua citazione del Canto IV dell’Inferno, si ispira a un fatto di cronaca del 1959: detenuto presso Regina Coeli e malato di broncopolmonite, Marcello Elisei muore legato a un tavolo, senza cibo né acqua, dopo una lunga agonia in cui non viene soccorso dalla polizia penitenziaria. Quello di Mamma Roma è allora un epilogo che restituisce un nuovo grido di Anna Magnani, un grido disperato, quasi senza voce, che si contrappone al grido di Roma città aperta e che, al pari dei monologhi, dei primi piani, dei passi di danza e degli stornelli della prima scena, consacra l’attrice in quello che lei stessa definisce il suo ruolo più «grosso». È questo grido la chiusura di un film che, anche se generalmente meno apprezzato di Accattone, porta con sé le cifre stilistiche di due personalità inconfondibili, in quello che secondo Pasolini è «l’incontro di due angosce».
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A cinquant'anni dalla tragica scomparsa, la Scuola Normale Superiore celebra Pier Paolo Pasolini, attraverso un programma di iniziative che tenta di indagare le molteplici sfaccettature intellettuali e artistiche e di illuminare l'eredità e la perdurante attualità di una delle figure più importanti e controverse del '900.
La rassegna, in collaborazione con Cinema Arsenale e Toscana Produzione Musica, è promossa anche dall'alleanza europea EELISA nell'ambito degli EELISA Days e si svolge dal 2 novembre al 15 dicembre (vedi il programma completo).