Proiezione di "L’uovo dell’angelo"
L’UOVO DELL’ANGELO
(Angel's Egg)
di Mamoru Oshii
con Jinpachi Nezu, Keiichi Noda
Durata: 71'
Produzione: Giappone, 1985
In una città cupa e post-apocalittica, una bambina protegge gelosamente un uovo, sulla cui natura incombe un profondo mistero. La solitudine della protagonista viene improvvisamente interrotta dall’arrivo di un ragazzo armato, verso cui la bambina mostra inizialmente una certa diffidenza, salvo poi accordargli sempre maggiore fiducia: sarà l’inizio di un’avventura onirica, tra dialoghi rarefatti ad altissima tensione esoterica e immagini preziose, con molteplici figure umanoidi e animali che fanno da contorno alle vicende dei due protagonisti.
Ci sono voluti esattamente quarant’anni perché “L’uovo dell’angelo”, realizzato da Mamoru Oshii nel 1985, ottenesse presso la critica ufficiale il successo che già una larga comunità di appassionati gli aveva tributato, attraverso una nuova versione restaurata proiettata per la prima volta allo scorso festival di Cannes, che ha coinciso con l’uscita nelle sale, a inizio dicembre, della prima edizione italiana. Ciò segnala una rinnovata sensibilità per un universo espressivo – l’animazione giapponese – certo non sconosciuto globalmente, ma tendenzialmente associato a pochi titoli e nomi (Miyazaki su tutti) che hanno lasciato in ombra un panorama ben più vario e stratificato di autori, tra cui spicca proprio Mamoru Oshii. Il regista, all’epoca poco più che trentenne, veniva da alcuni successi (“Lamù: Only You” e “Lamù: Beautiful Dreamer”), che però lo avevano parzialmente vincolato, a livello espressivo, a logiche e personaggi che poco si confacevano al piglio anarchico e introspettivo che questi desiderava dare al proprio cinema. Così, Oshii decise di intraprendere la strada dell’autonomia artistica, staccandosi dallo Studio Pierrot per cui, fino a quel momento, aveva lavorato, e scommettendo sul progetto de “L’uovo dell’angelo”, pensato per la distribuzione home-video. Pur non riscuotendo un immediato successo dal punto di vista economico, il film colpì immediatamente l’attenzione di alcuni critici, e col crescere della fama di Oshii acquisì lo status di opera germinale, in cui si delineano molti dei temi più cari all’autore, a partire dal fascino per il misticismo. Generalmente associato a un periodo tormentato della vita di Oshii, “L’uovo dell’angelo” si configura innanzitutto come un conflitto tra Fede e Ragione, dove l’innocenza e la purezza della giovane protagonista sono messe a repentaglio da un mondo ostile e apparentemente disincantato. In questa chiave dovrebbero leggersi i diversi riferimenti religiosi, dalla spada crociata del soldato a una cupa versione del diluvio universale, che lo stesso ragazzo racconta alla bambina. Sulle numerose componenti esoteriche e disorientanti Oshii indugia con inquadrature lente e meditate, impreziosite da un cromatismo desaturato che testimonia uno studio meticoloso della componente visiva, un vero susseguirsi di “quadri animati” che catturano l’attenzione dello spettatore. Alta speculazione teologica e maniacale studio dell’immagine si coniugano, dunque, nell’opera di Mamoru Oshii, “cane randagio” del cinema d’animazione giapponese, come amava definirsi, così refrattario a regole e vocabolari troppo usati da sentire la necessità di inventarne di nuovi.
Sinossi e critica a cura di Mariastella Cascone e Matteo Cirillo
Introduzione alla proiezione e dibattito a cura di Matteo Cirillo e Lorenzo Pistillo
Film in versione originale sottotitolata.