Una lettura del XVI canto dell’Adone
«Poema grande» di un’epica di pace, l’Adone di Giovan Battista Marino (Parigi, 1623) fu il crocevia di una stagione del gusto, la parabola di una politica della scrittura, l’invenzione di un’etica della meraviglia e dello stupore, nonché un centro ingombrante, ma non privo di ironia, sull’asse durevole della tradizione del moderno. Da più parti oramai riconosciuto e amato, più spesso detestato quanto a lungo ignorato, il poema mariniano – oggetto di una lettura estensiva durante il corso di Letteratura Italiana del Rinascimento di quest’anno – sarà al centro di tre seminari rispettivamente dedicati alla fortuna dell’Adone nella Francia di primo Seicento, al suo stratificato processo di composizione, e all’analisi di uno dei suoi principali nuclei concettuali, la bellezza assoluta e tragicamente problematica del suo omonimo protagonista.
Alessandro Grilli | Università di Pisa
Una lettura del XVI canto dell’Adone
IMG: Annibale Carracci, Venere, Adone e Cupido, 1595 ca., Madrid, Museo del Prado, WikiCommons