Il Cinema della Normale: proiezione de Il Decameron
IL DECAMERON
di Pier Paolo Pasolini
Durata: 111'
Italia, 1971
con Franco Citti, Ninetto Davoli, Angela Luce, Silvana Mangano, Pier Paolo Pasolini
Introduzione a cura di Bruna Niccoli (UniPi)
Dibattito a cura di allieve e allievi SNS
In una Napoli che alterna scenari rurali a vicoli affollati, ambientazioni sacre e canzoni popolari, Pier Paolo Pasolini colloca i protagonisti di nove tra le novelle del Decameron. Durante il primo tempo del film, Andreuccio – ingannato e derubato – trova riscatto in un’insolita fortuna, il giovane Masetto approfitta dell’ospitalità di un convento e Peronella combina un buon affare tra il marito e l’amante. Durante il secondo tempo, i fratelli di Lisabetta si intromettono nella sua relazione con Lorenzo, Caterina passa la notte sul balcone con l’innamorato, Meuccio viene rassicurato dall’aldilà e Don Gianni mostra a un contadino come trasformare in cavalla sua moglie Gemmata. Ad attraversare i due tempi legando le altre novelle, due storie emergono come cornici del film: nel primo tempo, il truffatore e assassino Ser Ciappelletto trova il modo di diventare un santo in terre straniere; nel secondo, un allievo di Giotto cerca – e trova – l’ispirazione per la sua opera.
Seguito da I racconti di Canterbury (1972) e da Il fiore delle Mille e una notte (1974), Il Decameron è il primo film della cosiddetta «trilogia della vita» di Pasolini, in cui l’autore mette in scena «un passato recentissimo dove il corpo umano e i rapporti umani erano ancora reali, benché arcaici […], e opponevano questa realtà all’irrealtà della civiltà consumistica». In questo film, il vitalismo audace delle novelle di Boccaccio è immerso in una Napoli colorita e pervasiva, «sacca storica» che a tratti lo esalta con la sua ricchezza espressiva e a tratti lo stempera con la sua malinconia. E l’innovazione, per essere completa, assume i tratti di una sostituzione linguistica che, riportando le parole di Alberto Moravia, fa emergere Pasolini come «un regista irresistibilmente originale ossia fatalmente infedele». E se l’originalità assoluta è la scelta del napoletano, lo stile inconfondibile di Pasolini si manifesta, ne Il Decameron come in tutti i suoi film, soprattutto a livello visivo, con l’inquadratura delle «terre cattive» in cui è inviato Ser Ciappelletto che, ricca di rimandi all’arte fiamminga, è un vero e proprio quadro vivente. Perfino più suggestivo, tra l’altro, è il sogno dell’allievo di Giotto, in cui un Giudizio universale ispirato a quello della Cappella degli Scrovegni culmina, invece che nella figura di Dio, in un’enigmatica Madonna interpretata da Silvana Mangano: si tratta, per Pasolini, di «un giudizio universale alla napoletana, perché […] a Napoli – si sa – si invoca sempre la Madonna». Ed è forse l’allievo di Giotto a costituire l’elemento più interessante del film. Come nel testo di Boccaccio, la parte originaria, affidata a Sandro Penna, è proprio quella di Giotto, ma il ripensamento dell’ultimo minuto di Penna, seguito dal tentativo inefficace di sostituirlo con Paolo Volponi, impone a Pasolini una decisione rapida: «come una comparsa, sull'erba, mi sono tolto calzoni, maglietta, canottiera, catenella, e ho indossato il costume. Mi sono ripresentato davanti alla macchina da presa così conciato, e mi pareva di sprofondare nelle viscere della terra». Pasolini, che aveva già interpretato il gran sacerdote di Tebe nel suo Edipo re (1967), è allora costretto a vedere dal di dentro la propria opera, entrandovi fisicamente non più come Giotto ma come suo allievo. E se le visioni del Pasolini-regista sono di stampo marcatamente pittorico, il Pasolini-pittore si muove anche come un regista, inquadrando i volti di chi lo circonda nel rettangolo delle sue dita incrociate e svelando allora del tutto la fusione tra pittura e regia, affresco e film. E questa fusione, questa equivalenza artistica con cui, grazie alle ultime parole del film, Pasolini scardina dal mito sia pittura che regia, appare tanto più armonica e naturale quanto più è resa in modo scherzoso. Il Decameron è, infatti, il primo film realmente «recitato» di Pasolini, in cui, riprendendo le sue parole, il regista gioca con gli attori piuttosto che adoperarli, permettendosi la scoperta di una «complicità amichevole» con il cast in quella che è di certo una delle sue opere più liete.
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A cinquant'anni dalla tragica scomparsa, la Scuola Normale Superiore celebra Pier Paolo Pasolini, attraverso un programma di iniziative che tenta di indagare le molteplici sfaccettature intellettuali e artistiche e di illuminare l'eredità e la perdurante attualità di una delle figure più importanti e controverse del '900.
La rassegna, in collaborazione con Cinema Arsenale e Toscana Produzione Musica, è promossa anche dall'alleanza europea EELISA nell'ambito degli EELISA Days e si svolge dal 2 novembre al 15 dicembre (vedi il programma completo).